Il primo Hand of Fate ha ormai quasi tre anni: non era un gioco perfetto, ma al di là di alcuni problemi, principalmente produttivi, offriva comunque una formula innovativa ben studiata, che cercava di approcciare il genere degli RPG da una prospettiva differente, mescolandolo con i giochi di carte.Con Hand of Fate 2, Defiant Development è ripartita da quell’esperienza, cercando di far sue tutte le critiche ricevute e di capitalizzare sul successo dell’originale, piaciuto molto a parte della critica (tra cui noi) e ai videogiocatori. La struttura di gioco è rimasta identica: il nostro destino è nelle mani di un mazziere che, carta dopo carta, guida la nostra crescita e svela la nostra storia. Hand of Fate 2 è diviso in ventidue missioni, ognuna delle quali ha le sue carte peculiari. E qui già vediamo una delle differenze maggiori rispetto all’episodio precedente: la maggiore cura per il lato narrativo. Non che nel primo Hand of Fate mancassero le differenze tra le missioni, ma erano meno sottolineate e si esprimevano soprattutto in piccole alterazioni delle regole e in qualche carta speciale.

MISSIONI ED ESPLORAZIONE

Ma rimaniamo sulla mappa e sulle carte. Se ricordate, nel primo Hand of Fate alcuni eventi richiedevano l’estrazione di una carta, da un mazzetto di quattro, per deciderne la sorte. Questo sistema è rimasto invariato nel seguito, ma gliene sono stati affiancati altri: in alcuni casi per avere successo sarà necessario tirare tre dadi cercando di ottenere una certa cifra, ad esempio per aiutare una donna in difficoltà, mentre in altri bisognerà riuscire a fermare una lancetta semovente su una barra luminosa, magari per sbloccare delle serrature. Anche in termini di carte generiche ci sono delle piccole novità. Una l’abbiamo già accennata: le singole carte sono molto più strutturate rispetto alle vecchie.Da qui ne deriva una seconda: la presenza di vere e proprie catene di missioni. Insomma, risolte alcune carte legate a dei gettoni, se ne sbloccano altre che proseguono quanto fatto nelle precedenti. Da questo punto di vista appaiono particolarmente ricche le carte legate ai seguaci (altra novità di cui parleremo più approfonditamente nel prossimo paragrafo), che presentano delle quest molto articolate, con bivi e possibilità di esplorazione che a volte vanno oltre l’obiettivo indicato. Sempre parlando di carte, rispetto al primo capitolo va notata una maggiore varietà in come il mazziere le dispone sulla plancia di gioco: in Hand of Fate prevalevano gli schemi lineari, mentre qui viene spesso permessa una maggiore libertà, grazie a schemi più complessi o più ampi. Per non far ripetere troppo le situazioni, sono state previste anche più varianti per uno stesso tipo carta. Roba da poco che non cambia le ricompense che si ricevono, ma efficace nel non creare situazioni in cui si ripetono sempre le stesse azioni senza un minimo di tensione. In alcuni casi appaiono anche delle opzioni extra a seconda del compagno che ci si porta dietro, che aggiungono un tocco in più.

SISTEMA DI COMBATTIMENTO

Se le meccaniche di esplorazione legate alle carte possono essere considerate rifinite, più che rinnovate, quelle di combattimento sono tutto un altro paio di maniche. Qui Defiant ha svolto un grande lavoro per rispondere a tutte le critiche ricevute.Certo, non ci troviamo di fronte a un sistema perfetto, ma i miglioramenti sono comunque evidenti: le collisioni tra armi e personaggi sono migliorate enormemente, l’esecuzione delle tecniche è molto più precisa, ci sono più nemici, e l’equipaggiamento è più vario. Se in Hand of Fate c’erano delle configurazioni da perseguire che permettevano di vincere in praticamente tutti i combattimenti, aumentando di parecchio la ripetitività, qui bisogna studiare meglio le caratteristiche di ogni singolo pezzo (finalmente ben visibili in fase di selezione iniziale) e relazionarle alla missione che si andrà ad affrontare. Ad esempio, se gli avversari sono i corpulenti uomini del nord, non conviene selezionare un’arma a due mani, che rallenta il personaggio, ma è meglio puntare su una più agile arma a una mano, magari con caratteristiche specifiche anti-nord. In fase di selezione va considerato anche il potere speciale di ogni strumento, che si attiva dopo che si è riusciti a portare a segno un certo numero di colpi senza subirne. Questi variano da un semplice attacco concentrato delle armi base, a una raffica di fendenti di una coppia di coltelli, a un colpo stordente di un martello da guerra.Da tutto questo deriva che anche la scelta delle carte equipaggiamento è diventata più delicata e importante, con alcune armi e armature che assumono un maggiore peso a seconda delle circostanze. Altra grossa novità è la presenza dei già citati seguaci, ossia dei personaggi che ci aiutano in combattimento (e non solo). Ogni seguace ha una sua carta, che va selezionata all’inizio delle missioni. Ad esempio possiamo portarci dietro un mago capace di lanciare proiettili magici e di proteggerci con uno scudo protettivo, oppure possiamo puntare su un guerriero berserk, che aumenta i nostri danni.

UNA FORMULA RINNOVATA, MA CON QUALCHE CADUTA

Hand of Fate 2 migliora l’originale, ma ha comunque i suoi bei problemi. Il primo è sicuramente l’originalità, dato che ci troviamo di fronte a una produzione migliorativa e nulla più. È vero che pretendere dagli sviluppatori indipendenti ciò che ormai non si chiede più agli studi tripla A è un po’ ipocrita, ma visto che una delle caratteristiche più apprezzate del primo capitolo era proprio la sua freschezza, si sperava che il seguito osasse un po’ di più. Altro appunto possiamo muoverlo al sistema di combattimento: è migliore di quello del titolo precedente, ma tutt’altro che perfetto, con alcuni input che ogni tanto falliscono, soprattutto in parata, e con il personaggio principale che può andare a vuoto per motivi indecifrabili.Anche l’intelligenza artificiale dei seguaci non è eccezionale e spesso risultato più utili per le loro abilità passive, che siamo noi ad attivare manualmente, rispetto alle loro capacità in battaglia. Graficamente invece, il passo avanti è netto, con modelli migliori e più complessi, una maggiore varietà in ogni aspetto, in particolare nell’equipaggiamento, e con dei campi di battaglia magari più piccoli, ma meglio caratterizzati rispetto a quelli del primo episodio. Certo, anche qui ci troviamo di fronte a un lavoro di arricchimento, che di rivoluzionario non ha nulla. Poco importa, visto che Hand of Fate 2 è un complessivamente un gioco divertente e ben riuscito, degno erede del suo predecessore.

  • Configurazione di Prova
  • Processore: Intel Core i7-4770
  • Scheda Video: NVIDIA GeForce GTX 960
  • RAM:16 GB
  • Sistema Operativo:Windows 10
  • Requisiti Minimi
  • Processore: 2.4ghz Intel Core 2 Duo o equivalente
  • Scheda Video:Intel HD Graphics 4600, NVIDIA GeForce GT 630, Radeon HD 5670
  • RAM:4 GB
  • Hard Disk: 4 di spazio disponibile
  • Sistema Operativo:Win7, 8.1, or 10 (64-Bit versions)
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    COME SCARICARE E INSTALLARE HAND OF FATE 2 IN ITALIANO

    1. Nel caso non disponiate di Utorrent scaricatelo dal seguente link: Download
    2. Prima di iniziare con l’installazione disabilitate il vostro anti-virus e scollegatevi da internet per evitare eventuali problemi
    3. Download del gioco:Hand of Fate 2.Torrent
    4. Installate il gioco
    5. Applicate la crack
    6. Buon Game
    • Se non sapete come virtualizzare un file d’immagine .iso guardate come farlo da qui
    • Se non sapete come si applica la crack di un gioco guardate come farlo da qui




    Author Teresa
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