Siamo negli anni ’30. Le Silly Symphonies di Walt Disney sono state archiviate nel decennio precedente, l’integerrimo Topolino si è emancipato ed è già un personaggio popolarissimo tra i bambini, con nuove serie dedicate. Lo segue Paperino con la sua prima caratterizzazione fatta di un becco oblungo e di natiche flaccide, oltre che del suo immancabile vestito da marinaio. Ancora non sa che negli anni successivi sarà profondamente modificato assumendo un aspetto più gradevole e armonioso. Sono gli anni in cui i Looney Tunes si affacciano nell’ancora selvaggio mondo dell’animazione, insieme alla sexy Betty Boop e al primo Braccio di Ferro animato, entrambi opera dei fratelli Fleischer.

ESPLORIAMO LE ISOLE

Cuphead inizia con alcune immagini statiche che raccontano il prologo dell’avventura dei due protagonisti. Cuphead, praticamente una tazza da latte antropomorfa, e suo fratello Mugman si giocano letteralmente l’anima al casinò. L’unico modo che hanno per salvarsi è di ottenere i contratti delle anime di altri abitanti del loro mondo, sparsi su tre isole, e portarle al demonio, che in cambio risparmierà la loro. L’esile trama che introduce al gioco dovrebbe già avervi fatto capire che il fulcro del gameplay non è sicuramente il lato narrativo. Anzi, diciamo meglio: la storia è praticamente tutta qui e potete già immaginare da soli come andrà a finire. Preso il controllo di Cupehead o di Mugman, se si gioca in modalità cooperativa, si può decidere se affrontare il brevissimo tutorial nella casa del loro nonnino, utile per conoscere le meccaniche fondamentali, o se dirigersi direttamente a esplorare la prima isola, che possiamo considerare come un grosso centro di raccordo da cui accedere alle varie sequenze di gioco, indicate da oggetti animati o da piccoli segnaposto.
Già in questa fase le finezze stilistiche abbondano. Ad esempio si può notare lo stacco qualitativo tra lo sfondo e gli oggetti animati, con questi ultimi che hanno meno dettagli. Per quale motivo? Semplice: gli sviluppatori hanno voluto imitare uno dei trucchi dell’animazione d’epoca, in cui il fondale era un foglio fisso molto dettagliato, mentre le animazioni, più stilizzate, venivano realizzate su dei fogli trasparenti in acetato di cellulosa chiamati rodovetri. Di chicche del genere, frutto evidentemente di grande studio, è cosparso l’intero gioco. Ma torniamo a noi. Inizialmente non tutta l’isola è esplorabile e si possono raggiungere solo alcuni livelli o boss: per accedere alle zone chiuse bisogna ovviamente superare le missioni disponibili, di cui parleremo nel prossimo paragrafo. Oltre a esse si trovano anche dei personaggi con cui parlare, che però nella maggior parte dei casi ci daranno solo qualche informazione generica o qualche suggerimento, mentre in altri ci regaleranno delle monete o ce le daranno dopo che gli avremo fatto un favore. Nel caso, parlare di quest ci sembra eccessivo, perché si tratta sostanzialmente di un paio di favori molto semplici, che si risolvono in pochi secondi, ma servono comunque ad aggiungere un po’ di pepe all’esplorazione.
Per il resto, in giro si trovano altri due tipi di edifici: il negozio, gestito da un maiale, in cui si possono spendere le sudate monete per comprare armi extra e oggetti bonus (sei e sei in totale), e i mausolei, in cui impedendo a dei fantasmi di raggiungere un’urna posta al centro dello schermo, si ottiene una nuova super mossa (ce ne sono tre in totale, una per ogni isola). Esplorando si trovano anche delle zone speciali, come un laghetto della seconda isola che ci dice quante volte siamo morti o la già citata casa del nonno, sempre pronto a darci dei buoni consigli. Sempre sulla mappa si può accedere all’inventario di Cuphead, da cui è possibile assegnare un’arma allo slot primario e una allo slot secondario (sono scambiabili durante l’azione con la pressione di un tasto); un oggetto bonus tra quelli disponibili, utili ad esempio per avere più punti vita o per diventare invisibili durante gli scatti; e una super mossa, sostanzialmente un attacco speciale che si può utilizzare quando si hanno cinque carte nella barra in basso a sinistra (le carte si caricano colpendo i nemici o saltando sugli oggetti rosa, di cui riparleremo nel prossimo paragrafo).

MECCANICHE E AVVENTURE

Le meccaniche di Cuphead sono poche e davvero semplici da spiegare. Il nostro improbabile eroe può saltare, sparare in otto direzioni, scattare verso destra o verso sinistra e saltare sugli oggetti rosa… sì, premendo una seconda volta il tasto salto quando si sta per finire su un oggetto di colore rosa, sia esso un nemico, un proiettile o un elemento dello scenario, si esegue una cosiddetta “parry”, che fa saltare di nuovo Cuphead e aggiunge una carta al contatore della super. Come già detto i fratelli tazza hanno un totale di sei poteri, che sparano dalle loro dita. All’inizio si dispone solo di un basilare attacco a mitraglia, ma spendendo monete si possono acquistare: un attacco caricato, lento e potente; un attacco a ricerca automatica del bersaglio che rende superfluo mirare ma che fa pochi danni; delle sfere ondulanti, dal raggio d’azione corto, ma dalla buona potenza; dei boomerang che danno un’ottima copertura dai nemici più deboli, sia frontalmente che alle spalle e un classico attacco a tre direzioni.
Badate bene che non stiamo parlando delle super, ma di attacchi più potenti di quelli normali che richiedono la spesa di una carta per essere eseguiti. Le super richiedono invece la spesa di cinque carte e, come già detto, sono tre: una specie di raggio energetico di incredibile potenza e ampiezza; uno scudo che rende immortali per qualche istante e un fantasma rotante controllabile direttamente che fa grossi danni con i suoi pugni. Nelle fasi shoot’em up, in cui troviamo Cuphead e fratello a bordo di un aereo, le cose ovviamente cambiano. Il velivolo dispone infatti di un mitragliatore e, dalla seconda isola, di bombe e quando si esegue una super si trasforma in un grosso missile che fa enormi danni. Anche il tasto di scatto assume una funzione completamente diversa, facendo rimpicciolire il mezzo così da fargli aumentare la velocità di movimento. In generale, a seconda delle armi selezionate cambia moltissimo l’approccio ai livelli. Contro alcuni nemici può essere comodo puntare su armi più difensive, mentre con altri conviene cercare di fare il massimo danno con il singolo colpo, a patto di disporre di una certa precisione.
In generale, comunque, è sempre necessario cercare di capire quando conviene usare cosa: selezionare le armi giuste può fare la differenza, rendendo uno scontro impossibile solo molto difficile. In totale, girando per le isole Cuphead potrà accedere a tre tipi di missione, di cui il più comune è lo scontro con dei grossi boss. Il secondo genere di sfida è rappresentata da dei livelli platform, il cui obiettivo, oltre di arrivare alla fine, è di raccogliere le preziose monete (ce ne sono cinque per ogni fase platform), il cui utilizzo abbiamo già spiegato. Infine ci sono le fasi da sparatutto classico, che sono comunque degli scontri con dei grossi boss, ma hanno meccaniche completamente differenti.

I BOSS

Ciò che colpisce e appassiona inesorabilmente giocando a Cuphead è la varietà: non c’è un singolo nemico che ritorni in più di una fase, o una trovata che venga sfruttata più di una volta. Sì, ogni livello ha le sue creature uniche, tutte con le loro animazioni, i loro schemi di attacco e il loro tema. La varietà si manifesta anche nelle dinamiche degli scontri stessi, tutte molto differenti da boss a boss, e capaci di cambiare durante gli scontri stessi. Tanto per fare qualche esempio, in una fase dovremo affrontare un’ape regina che prima ci manderà contro un’ape poliziotto, quindi inizierà ad attaccarci apparendo nella parte alta dello schermo e infine si trasformerà in un grosso aereo, il tutto mentre dovremo badare bene di non farci trascinare in fondo allo schermo da delle piattaforme semoventi.
In un altro scontro dovremo invece vedercela con un’attrice che tenterà di eliminarci prima con il suo ombrello e lanciandoci dei ventagli, quindi facendoci tirare degli oggetti di scena da una scenografia a forma di casa e infine utilizzando delle macchine teatrali. Di esempi fattibili ce ne sarebbero molti altri (praticamente uno per ogni livello di cui è composto il gioco), ma il discorso dovrebbe essere ormai chiaro: Cuphead è un concentrato di idee, che si manifestano in ogni possibile modo. Pensate che anche gli ultimi livelli, che si trovano in un’area speciale, hanno qualcosa di originale da proporre a livello visivo e di meccaniche. Non li raccontiamo per non anticiparvi troppe cose, ma possiamo dirvi che ritrovarsi con le carte in tavola cambiate anche nel finale è meraviglioso, nonché il segno dell’amore e della cura posti nello sviluppo. Tutto è talmente rifinito da essere commovente. In tempi recenti, l’unico altro titolo in cui abbiamo visto riposta una simile cura è Owlboy, con cui Cuphead condivide un certo amore per l’artigianalità (relativa) dello sviluppo dei videogiochi.

DETTAGLI, DETTAGLI E QUALCHE DIFETTUCCIO

Tornando su questioni più mondane, molti di voi saranno curiosi di sapere quanto tempo ci vuole per arrivare alla fine. In generale i singoli combattimenti non sono molto lunghi, ma sono davvero difficili, al punto che alcuni abbiamo dovuto ripeterli più e più volte prima di superarli. All’inizio di ognuno è possibile scegliere se giocare a difficoltà facile o normale, cui si aggiunge una modalità più dura, chiamata “Expert”, che si sblocca dopo aver finito il gioco e che fa sputare letteralmente sangue.
Alla conclusione di ogni livello Cuphead riceve un giudizio di valore, che varia a seconda del tempo impiegato, dei punti vita residui, delle parry eseguite, delle super accumulate e, nel caso dei livelli platform, delle monete raccolte. In caso di morte vengono mostrati i progressi fatti nello scontro e la fase del boss che si è raggiunta. Se vincere è già di suo faticoso, ottenere tutti giudizi eccellenti è un lavoro lungo e complesso, che richiede una conoscenza perfetta degli schemi d’attacco di ogni boss e delle armi di Cuphead. Se poi li si vuole ottenere a livello expert, aspettatevi di passare moltissime ore in compagnia del nostro eroe. Per quelli che invece amano finire i giochi e archiviarli, le cose cambiano: diciamo che, a seconda delle proprie capacità, si può arrivare alla fine in circa sei ore. Certo, specifichiamo che stiamo parlando davvero dell’esperienza minima, visto che Cuphead mostra tutto il suo valore proprio quando si punta al perfezionamento. D’altro canto avremmo gradito qualche extra in più, come qualche segreto da scoprire (ce ne sono davvero pochi) o qualche modalità aggiuntiva, magari pensata come sfida supplementare. Avremmo anche gradito un’integrazione migliore dei livelli platform, che tradiscono il progetto originale fatto di soli scontri con i boss.
Sia chiaro: qualitativamente sono in linea con gli altri. Alcuni, come quello del ciclope, sono anche esaltanti per le dinamiche che offrono. Il problema è che sono leggermente scollati dal resto, nel senso che odorano fortemente di aggiunta tardiva, cui è stata delegata completamente la funzione di raccolta delle monete. Niente di compromettente, ma è giusto notarlo. Infine, dal punto di vista tecnico/stilistico aspettatevi davvero delle meraviglie: tra disegni e animazioni che imitano alla perfezione lo stile dei cartoon degli anni ’30, tra personaggi e fondali ultra dettagliati e tra una colonna sonora che contribuisce a creare un’atmosfera incredibile. Come già ampiamente sottolineato, non c’è un singolo elemento che si ripeta e questo ci fa capire perché lo sviluppo abbia richiesto così tanto tempo. La cura posta nel realizzare Cuphead è davvero certosina, ma il risultato fortunatamente è unico. Lasciarselo sfuggire sarebbe davvero un delitto.

  • Configurazione di Prova
  • Processore: Intel Core i7-4770
  • Scheda Video:NVIDIA GeForce GTX 960
  • Ram:16 GB RAM
  • Sistema Operativo:Windows 10
  • Requisiti Minimi
  • Processore:Intel Core2 Duo E8400, 3.0GHz o AMD Athlon 64 X2 6000+, 3.0GHz o superiore
  • Scheda Video:Geforce 9600 GT o AMD HD 3870 512MB o superiore
  • Ram:2 GB RAM
  • Hard Disk:20 GB di spazio disponibile
  • Sistema Operativo:Windows 7
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    COME SCARICARE E INSTALLARE CUPHEAD IN ITALIANO

    1. Nel caso non disponiate di Utorrent scaricatelo dal seguente link: Download
    2. Prima di iniziare con l’installazione disabilitate il vostro anti-virus e scollegatevi da internet per evitare eventuali problemi
    3. Download del gioco:Cuphead.Torrent
    4. Installate il gioco
    5. Applicate la crack
    6. Buon Game
    • Se non sapete come virtualizzare un file d’immagine .iso guardate come farlo da qui
    • Se non sapete come si applica la crack di un gioco guardate come farlo da qui




    Author Teresa
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