Il protagonista o la protagonista, a seconda del sesso selezionato in fase di creazione del personaggio, di Dragon’s Dogma: Dark Arisen viveva la sua vita senza grossi scossoni in un villaggio di pescatori. Ma un giorno un drago, appena risvegliatosi da un sonno durato centinaia di anni, attacca la sua gente, costringendolo a impugnare le armi per tentare di fermarlo. Ovviamente non c’è storia: il drago è troppo potente e riduce i pescatori in frittura. Anche l’eroe, che ancora non sa di esserlo, non può nulla contro il simpatico lucertolone e finisce inesorabilmente al tappeto, ma solo dopo averlo ferito di striscio. L’impresa, per quanto apparentemente infima, gli vale l’attenzione del drago, che per premiarlo gli strappa il cuore rendendolo l’Arisen, il classico prescelto dal destino ignoto il cui primo obiettivo sarà proprio andare a riprendersi l’organo pompa sangue che gli è stato rubato. Detta così sembra facile, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo un intero open world, in realtà nemmeno troppo open visto che all’inizio non tutte le aree saranno esplorabili e andranno sbloccate seguendo la quest principale. Anzi, l’avvio dell’avventura è davvero blando, con qualche missione di riscaldamento da svolgere nel villaggio di partenza e nei suoi dintorni, che timidamente fa acclimatare con l’intero sistema di gioco.

LE BASI DEL COMBATTIMENTO

Dragon’s Dogma: Dark Arisen è un gioco di ruolo d’azione nel senso più puro dell’espressione. Il sistema di combattimento è mutuato dagli action in terza persona, con attacchi standard, potenti, salti e combinazioni varie, legate alle abilità che si sono acquistate. Lo stile di gioco dipende dalla classe che si è selezionata in fase di creazione del personaggio, ossia, almeno inizialmente, guerriero, arciere o mago; gli archetipi del genere fantasy.
Spendendo i punti ottenuti combattendo e svolgendo missioni, se ne possono sbloccare altre, come il Distruttore, lo Stregone, il Paladino e così via. Di base per affrontare i nemici bisogna imparare a picchiare come tori, studiandone però prima gli schemi di attacco in modo da sapere quando e come colpire con più efficacia. Ad aiutarci ci sono le cosiddette Pedine, dei personaggi secondari che ci accompagnano lungo tutta l’avventura. Si tratta dei classici seguaci che agiscono in piena autonomia e a cui si può dare qualche ordine per cercare di indirizzarne le azioni (in realtà finisce che fanno tutto da soli). Le Pedine, creature dedite al servizio dell’Arisen provenienti dalla Faglia, un mondo mistico cui si accede tramite delle pietre sparse per il mondo di gioco, hanno le stesse classi dell’eroe e possono essere esaminate prima di essere assunte. Ce ne sono di standard, ossia preimpostate dagli sviluppatori, oppure, andando online, è possibile assumere quelle personali degli altri giocatori connessi. Si tratta di un buon modo per avere subito alleati con equipaggiamento migliore di quello fornito di default, ma si tratta anche dell’unica funzione online di Dragon’s Dogma: Dark Arisen. Poco male, visto che è un titolo essenzialmente single player e non si sente la mancanza di altre forme di multiplayer. Tornando alle Pedine, va detto che al massimo se ne possono assumere due, oltre a quella personale che ci rimarrà legata per tutta l’avventura e che potrà essere portata fino al livello 200.

MONSTER DOGMA

Dopo qualche ora di gioco si capisce che il fulcro del titolo di Capcom non è tanto la storia principale, quanto l’esplorazione e la caccia ai mostri, soprattutto i boss. Dragon’s Dogma: Dark Arisen dispone di un avanzato sistema di manifattura dell’equipaggiamento, legato alla raccolta di materiali preziosi sparsi nel mondo di gioco. I più rari e pregiati sono ovviamente nascosti e protetti da creature estremamente potenti, alcune dalle dimensioni ragguardevoli che vanno affrontate in modo diverso da quelle standard. Una delle caratteristiche più rilevanti del sistema di combattimento è la possibilità di afferrare gli avversari e, nel caso, scalarli per colpirli nei loro punti deboli. Si tratta della peculiarità del gioco più amata dai giocatori, quella che gli ha valso una certa fama post lancio e che ancora lo fa ricordare con gaudio.
In effetti è divertente scalare un ciclope per prendergli a spadate l’unico occhio che gli ha fornito la natura, così come dà una certa soddisfazione farsi sbatacchiare da creature davvero grosse come l’Idra, la Chimera o il drago stesso. Ogni boss va affrontato in maniera diversa e il gioco entra nel vivo proprio quando si comincia a combattere regolarmente contro di loro, che sono molto più intriganti della classica carne da macello sparsa per Gransys, la cui intelligenza artificiale è spesso discutibile. Ci è capitato più volte di affrontare dei nemici praticamente fermi, senza capirne il motivo (probabilmente si era incastrato qualche pattern di movimento). Comunque si tratta di piccole pecche di un sistema di combattimento davvero soddisfacente. Gli sviluppatori hanno puntato talmente tanto su questo aspetto, ispirandosi senza troppi misteri alla serie Monster Hunter, sempre di Capcom, che una volta conclusa l’avventura è possibile continuare a giocare andando a caccia di mostri rari. In fondo l’intero dungeon di Nerabisso, uno dei contenuti extra che su Xbox 360 e PlayStation 3 furono aggiunti tramite espansione, ma che su PC sono già compresi nel prezzo, è pensato proprio per favorire questo tipo di gameplay. Per inciso, Nerabisso è un immenso labirinto sotterraneo situato su un’isola fuori Gransys, che offre scontri di difficoltà crescente con mostri inediti nel continente principale.

QUEST’È BORIA

A livello di missioni Dragon’s Dogma: Dark Arisen non è particolarmente ricco. A ben vedere uno dei punti deboli del gioco è proprio il suo lato narrativo. Se la storia principale impiega alcune, troppe ore prima di decollare e diventare quantomeno interessante, senza che però riesca a spiccare il volo e a distanziarsi dai cliché del genere, complice anche un personaggio principale che è la classica scatola vuota (la personalizzazione impone dei sacrifici), le missioni secondarie sono raramente interessanti e si limitano a richiedere l’uccisione di un certo nemico, la raccolta di un certo oggetto, la scorta di un tale personaggio e così via.
Alcune missioni sono particolarmente asfissianti. Ad esempio quella che nel primo atto (in tutto sono sette) richiede di scortare un carretto con sopra la testa di un’Idra fino alla capitale di Gransys. Non solo il carretto procede a una velocità ridicolmente bassa, ma durante il lungo viaggio non succede molto, a parte qualche combattimento contro nemici già affrontati come goblin e banditi. Di esempi fattibili ce ne sarebbero altri, ma il nodo è che le quest, ricompense a parte, non offrono grosse motivazioni per essere svolte. Molto meglio andarsene in giro da soli alla ricerca di materiali e risorse… talmente meglio che si può continuare a giocare dopo la fine della storia principale divertendosi anche di più di quanto si è fatto fino a quel momento. I motivi sono lo sblocco di creature più forti e il già citato dungeon di Nerabisso, che diventa finalmente affrontabile grazie all’esperienza accumulata. Anche i boss, che quando sfidati a livelli inadeguati massacrano senza troppi complimenti, diventano più abbordabili con l’equipaggiamento avanzato e si trae grande soddisfazione dal loro abbattimento.

LA CONVERSIONE

Le novità della versione PC rispetto a quella console sono davvero poche. Capcom ha però realizzato un port per una volta degno della macchina su cui gira, aggiungendo texture non compresse e qualche filtro grafico che, grazie anche alla risoluzione maggiore, rendono il continente di Gransys e i suoi abitanti, umani e non, più definiti. L’aumento della profondità di campo contribuisce a migliorare la resa dei paesaggi, senza però stupire.
In generale comunque, la conta dei poligoni rimane identica e la presenza sul mercato di titoli più moderni si fa sentire. Il confronto con un The Witcher 3: Wild Hunt è sì ingiusto, visto gli anni che li distanziano, ma anche inesorabile dal punto di vista della mera resa visiva. Certo, va anche detto che il frame rate di Dragon’s Dogma: Dark Arisen non stenta mai, rimanendo fisso sui 60 fotogrammi al secondo anche nei momenti più caotici, nonostante la risoluzione di 1920×1080 (portabile fino a 4K) e il livello di dettaglio impostato al massimo. Questo è probabilmente il miglioramento più evidente e rilevante perché va a influire direttamente sul gameplay. Si tratta di un deciso passo in avanti rispetto alle versioni console, che invece soffrivano di crolli di fluidità improvvisi, particolarmente fastidiosi negli scontri con ampi gruppi di nemici e con i boss. Anche dal punto di vista del sistema di controllo è stato fatto un buon lavoro. Sembra strano doverlo sottolineare, ma, visti alcuni casi recenti di port realizzati con i piedi, sarete felici di sapere che Dragon’s Dogma: Dark Arisen è giocabile in tutta tranquillità con mouse e tastiera e prevede anche la possibilità di configurare i tasti come si preferisce. Ovviamente si può giocare anche con un controller (sono supportati nativamente tutti quelli più diffusi, compreso lo Steam Controller), ma non è essenziale. Per quanto riguarda l’online non ci sono novità rispetto alle vecchie versioni. Poco male, visto che era un accessorio allora e lo possiamo considerare tale anche oggi.

  • Configurazione di Prova
  • Processore:Intel Core i7-4770
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Scheda video:NVIDIA GeForce GTX 960
  • Sistema Operativo:Windows 10
  • Requisti Consigliati
  • Processore: Intel Core i5 660 CPU o equivalente/li>
  • Memoria:4 GB di RAM
  • Scheda video:Radeon HD 5870 o equivalente
  • Hard Disk:20 GB di spazio richiesto
  • Sistema Operativo:Windows Vista o successivo (32 o 64 bit)
  • Requisti Consigliati
  • Processore:Intel Core i7-4770K o equivalente
  • Memoria: 8 GB RAM
  • Scheda video:NVIDIA GeForce GTX 760 o equivalente
  • Sistema Operativo:Windows 7/8/10
  • 18826_1a

    18826_2a

    18826_3a


    COME SCARICARE E INSTALLARE DRAGON’S DOGMA:DARK ARISEN ITALIANO

    1. Nel caso non disponiate di Utorrent scaricatelo dal seguente link:Utorrent Download
    2. Prima di iniziare con l’installazione disabilitate il vostro anti-virus e scollegatevi da internet per evitare eventuali problemi
    3. Download del gioco:Dragon’s Dogma: Dark Arisen.Torrent
    4. Installate il gioco

    5. Applicate la crack
    6. Buon Game
    • Se non sapete come virtualizzare un file d’immagine .iso guardate come farlo da qui
    • Se non sapete come si applica la crack di un gioco guardate come farlo da qui




    Author Teresa
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