Gears of War: Ultimate Edition è un gioco sparatutto in terza persona, rimasterizzazione completa del primo capitolo della famosa serie videoludica di Gears of War. È il primo gioco del franchise non sviluppato dai ragazzi della Epic Games, bensì da The Coalition e pubblicato da Microsoft Game Studios. Gears of War: Ultimate Edition è disponibile nei negozi per Xbox One dal 25 agosto 2015 in USA e dal 28 agosto 2015 in Europa. è stata rilasciata una versione per il sistema operativo Microsoft Windows il 1 marzo 2016


LA GUERRA DELLE REMASTER

Siamo tornati sul gioco (e sulla recensione) per completare il nostro giudizio sulla componente online
Come promesso all’atto della pubblicazione della recensione, abbiamo provato il comparto online di Gears of War: Ultimate Edition con i server aperti, anche quelli europei, e modificato di conseguenza il relativo paragrafo, nonché il commento. Abbiamo anche approfittato dell’occasione per chiarire meglio alcuni aspetti controversi dell’articolo originale, su tutti la questione del frame rate e l’opera di rimasterizzazione effettuata dagli sviluppatori.Gears of War lasciava a bocca aperta. Sono passati quasi dieci anni ma è difficile dimenticare quella sensazione, la stessa che chi scrive aveva provato in precedenza solo davanti a videogame capaci di spostare più in alto l’asticella relativa al concetto di impatto visivo: il coin-op di Dragon’s Lair, Batman per NES, Streets of Rage 2 per Mega Drive, Donkey Kong Country per SNES e il cabinato di Daytona USA. Epic Games aveva fatto il miracolo, portando a termine un progetto di portata epocale, in grado di rivoluzionare il genere degli sparatutto in terza persona e stabilire nuovi standard in termini di grafica, sonoro, gameplay e multiplayer.Gears era grezzo e duro, violentissimo, i suoi personaggi comunicavano quel peso e quella fisicità che sono poi diventati un marchio di fabbrica per l’Unreal Engine; e se un certo tipo di competitività online era fino a quel momento riservata a produzioni per molti versi meno accessibili, con un microfono e un abbonamento a Xbox LIVE Gold eravamo tutti pronti a prenderci a fucilate, ad accaparrarci il Boomshot per primi, a ucciderci a tradimento con un lancio di granate alla cieca o vigliaccamente appostati con l’Arco Torque o il fucile da cecchino. Erano tempi in cui ci si sentiva persino patriottici, nel formare squadre di italiani e lanciarsi nell’ardua impresa di competere con team americani, pur consapevoli che la differente velocità delle nostre connessioni trasformava la contesa in una gara di accelerazione fra una bici da passeggio e una Yamaha R6. Quelle sensazioni meritavano senza dubbio un trattamento di rimasterizzazione, che arriva appunto oggi con Gears of War: Ultimate Edition, un’edizione realizzata dal team di sviluppo che sta lavorando a Gears 4 e che funge dunque da banco di prova, in particolare dal punto di vista tecnico, per i ragazzi di The Coalition. Vediamo com’è andata.

LA RESURREZIONE DELLA FENICE

La storia di Gears of War si svolge sul pianeta Sera, in un non meglio precisato futuro, quando il mondo viene sconvolto dall’improvviso attacco di una razza che fino ad allora aveva vissuto nel sottosuolo, le Locuste, e che emerge portando morte e distruzione nelle città. L’offensiva è talmente violenta che gli umani sono costretti a bombardare le loro stesse capitali per cercare di contrastarla, ma neanche questa mossa disperata sembra bastare. Come talvolta accade, dovrà dunque essere un manipolo di soldati scelti, un gruppo compatto e determinato, a portare sulle proprie spalle il peso della guerra e a cercare di vincerla: nei panni del burbero Marcus Fenix, accompagnati dall’amico fraterno Dominic “Dom” Santiago e poi, successivamente, dallo scaltro Damon Baird e dal dirompente Augustus Cole, il nostro compito sarà quello di infiltrarci fra le linee nemiche per impossessarci di importanti dati sulla posizione delle loro basi e cercare di distruggerle grazie alla potentissima Bomba Solare. Non sarà semplice, e chi ha già giocato con Gears anni fa sa bene che non mancheranno alcuni sacrifici lungo il cammino, specie dopo la discesa in campo del feroce generale RAAM.La campagna originale, giocabile anche in questa Ultimate Edition da soli o in cooperativa, sia in locale via split-screen che online, è stata arricchita dall’innesto dei cinque capitoli extra presenti solo nella versione PC del gioco, che aggiungono situazioni inedite alla parte centrale dell’avventura e culminano con il combattimento con l’enorme Brumak. Ciò porta la durata del single player vicina alle dieci ore, in un’alternanza di scontri a fuoco, piccoli enigmi ambientali e colpi di scena che ancora oggi appare coerente e ben diretta. A maggior ragione grazie al completo rifacimento di tutte le cutscene, realizzate in CG anziché con la grafica in-game, seguendo un approccio inusuale ma che funge da efficace collante narrativo. Le cinematiche vanno infatti ad approfondire il rapporto fra i personaggi, ma anche a enfatizzare sequenze come quella, storica, che vede protagonista il luogotenente Minh Young Kim.

SOLIDO COME UNA ROCCIA…

In Gears of War: Ultimate Edition tengono banco due concetti di solidità. Il primo è relativo al gameplay, che non è esattamente rimasto al 2006 ma ha anzi subito una serie di modifiche e ottimizzazioni, la maggior parte delle quali basate sugli episodi successivi della serie. C’è dunque una minore tendenza dei personaggi ad “appiccicarsi” ai ripari, ma anche una maggiore agilità e un senso di leggerezza che sulle prime lascia finanche un po’ spiazzati. Non è stata inserita la possibilità di passare attorno ai compagni nell’ambito di un appostamento, dunque la loro presenza può ancora rappresentare un fastidioso ostacolo e portare a frustranti game over laddove il corpo di un personaggio ci impedisca, ad esempio, di effettuare uno scarto laterale per evitare un colpo nemico. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, allo stesso modo, non si registrano modifiche sostanziali: le Locuste si appostano per spararci contro e generalmente mantengono la posizione, consentendoci di centrarle non appena mettono il grugno allo scoperto; ma ci sono anche situazioni in cui partono alla carica per venirci a prendere, e che rappresentano un’interessante variazione sul tema.Decisamente infelice è invece il comportamento della squadra COG, specialmente quando il gruppo si riduce a due soli componenti: in tale frangente bisogna fare attenzione a non cercare di rialzare i propri amici ad ogni costo, perché si rischierebbe di essere atterrati a nostra volta. A rimanere straordinariamente d’impatto è invece il gunplay, vale a dire tutto ciò che riguarda le meccaniche sparatutto, dalla gestione delle armi alla mira, dalla sensazione di impatto alla selezione dell’equipaggiamento via d-pad, dall’uso della ricarica attiva al fattore munizioni, quest’ultimo reso in modo molto equilibrato ed efficace. Scordatevi di poter usare sempre la combinazione di Lancer e Gnasher, perché in alcune situazioni la scarsità di proiettili vi costringerà a cambiare; e sarà allora che potrete apprezzare la personalità di armi come il già citato Arco Torque, il fucile da cecchino, la pistola Boltok, il Martello dell’Alba e così via. Ognuno di questi strumenti possiede delle peculiarità e si presta ad approcci differenti, e sono davvero pochi sono quelli che risultano “poco indovinati” nell’ottica del gameplay: da questo punto di vista il titolo di Epic Games ha ancora molto da insegnare agli attuali sparatutto. Una nota di demerito solo per il Boomshot, i cui proiettili esplosivi spesso e volentieri fanno cilecca, incapaci di atterrare i nemici che si trovano nelle immediate vicinanze. Un difetto nel bilanciamento dell’arma?

…OPPURE NO?

Il secondo concetto di solidità riguarda il frame rate, che però nel caso di Gears of War: Ultimate Edition finisce per deludere le aspettative. La notizia che il gioco avrebbe girato a 1080p e 30 fps in single player, raggiungendo i 60 fps solo nel multiplayer, ha fatto storcere il naso a un bel po’ di utenti, che ci tenevano in modo particolare a questo aspetto, peraltro implementato con successo nella remaster di Halo. Sembra che gli sviluppatori abbiano deciso fin da principio di cercare di spingere sulla qualità della grafica e sul rinnovamento degli asset piuttosto che sulla fluidità, ma ci sono momenti nella campagna in cui si notano incertezze piuttosto vistose nel frame rate, tanto nelle situazioni più affollate e caotiche quanto in alcuni frangenti relativamente tranquilli. Non si tratta della regola né di un fattore che pregiudica la giocabilità, ma agli occhi di un appassionato questi “scatti” possono dar fastidio, specie considerando i valori in campo, in particolare il fatto che si tratta di una produzione first party e che The Coalition è il team che attualmente sta lavorando a Gears of War 4. Insomma, preso atto della scelta di non andare oltre i trenta fotogrammi al secondo nel single player, ci si aspettava in tale frangente una performance inattaccabile. Parliamo dunque di una questione di principio, con cui gli sviluppatori però dovranno necessariamente farci i conti, possibilmente rilasciando una patch che sistemi la totalità dei rallentamenti. Fortunatamente il fattore frame rate si pone in pratica come l’unico punto debole di un’opera di rimasterizzazione effettuata per davvero e non a parole, che ha visto non solo l’aumento della risoluzione da 720p a 1080p, ma anche e soprattutto il rifacimento della maggior parte degli asset grafici. I personaggi, anche quelli secondari (vedi la versione in uniforme di Anya Stroud, ma anche gli Arenati), appaiono sostanzialmente più dettagliati ed è stato fatto un grosso lavoro sugli scenari, teso a valorizzarne le peculiarità, senza dimenticare neppure qualche tocco di classe a uso e consumo di chi conosce bene il lore creato da Epic Games. Le texture hanno subito un resampling laddove possibile, altre sono state sostituite, e il risultato finale appare pressoché perfetto, nel senso che non vi troverete mai di fronte a una trama a bassa definizione, come talvolta invece capita. Sono state fatte anche delle precise scelte stilistiche, che hanno portato nella fattispecie a una diminuzione del contrasto e a un aumento della saturazione: l’originale Gears of War era praticamente grigio e con tanti riferimenti al chiaroscuro, mentre la nuova versione vanta colori più vivaci (pur senza arrivare dalle parti di Naughty Dog) e contorni meno marcati. Le animazioni hanno retto discretamente bene il passare del tempo, ma si sente la mancanza di alcuni movimenti di raccordo. A trarre grande vantaggio dall’opera di rimasterizzazione è stato inoltre il comparto audio, in particolare la splendida colonna sonora orchestrale, che ha ritrovato vigore e incisività, facendosi notare molto di più ora che non ai tempi. Il doppiaggio in italiano è quello originale, ottimo per l’epoca e qui sincronizzato con il movimento delle labbra dei protagonisti. Peccato solo che il tono di alcune frasi strida con ciò che effettivamente succede durante alcune sequenze, ma lì entriamo in questioni che riguardano le dinamiche dell’adattamento e che spesso vedono i doppiatori incolpevoli, posti di fronte a uno schermo a guardare la rappresentazione grafica di un file audio anziché la scena che dovrebbero interpretare.

CI SIAMO!

Il multiplayer competitivo di Gears of War: Ultimate Edition rappresenta il fulcro dell’offerta, grazie ai suoi numeri e alla sostanziale revisione tecnica rispetto all’originale. Questa parte del gioco gira infatti a sessanta frame al secondo, anche in tal caso con sporadiche incertezze, che però non pregiudicano la godibilità dell’esperienza, capace di trarre grande vantaggio dalla maggiore fluidità. Una volta effettuato l’accesso a Xbox LIVE, spicca subito il selettore manuale per i server dedicati, che sono divisi per zona geografica, con una chiara indicazione della latenza. Niente più “host power”, dunque, e partite che, giocate sulle infrastrutture europee, garantiscono un lag trascurabile, un matchmaking piuttosto rapido e la possibilità di confrontarsi alla pari anche con gli utenti più smaliziati, che in verità già dopo poche ore non mancavano. Le modalità disponibili sono nove, organizzate al momento in questo modo: Deathmatch a Squadre, Re della Collina e Zona di Guerra in partite pubbliche non classificate; Esecuzione, Re della Collina, Blitz, Deathmatch a Squadre, Assassinio ed Esecuzione Gnasher 2 contro 2 in partite pubbliche classificate; tutte quelle già dette, più Annex ed Esecuzione Gnasher, in partite private. Non sappiamo se gli sviluppatori sposteranno determinate modalità da un settore all’altro, ma la cosa appare probabile nonché auspicabile, visto che è un peccato che Annex sia relegata ai soli match a invito, benché Re della Collina (mutuata da Gears of War 3) si ponga come un’ottima alternativa, anche nella variante Blitz (l’unica che, a un giorno dal day one europeo, ancora non funziona). Manca purtroppo l’Orda, introdotta originariamente con il secondo capitolo, in cui una squadra di giocatori doveva collaborare per eliminare ondate sempre più numerose di Locuste. Ci sono fattori che avrebbero certamente reso arduo inserirla, su tutti la connotazione delle location e la mancanza di un sistema di costruzione delle torrette, ma non perdiamo le speranze di vederla arrivare in futuro, magari con una variante studiata per l’occasione. Le mappe per le modalità multiplayer sono diciannove, includono tutti gli scenari originali più i tre presenti nella versione PC (trasportarti poi in Gears of War 2), con l’aggiunta della piccola porzione “Riquadri” per l’Esecuzione Gnasher 2 contro 2. Quest’ultima si è rivelata essere una novità non proprio entusiasmante, principalmente a causa della ripetitività di un’azione così “ristretta”, che si traduce anche in partite molto brevi e potenzialmente sbilanciate. Per il resto, però, al comparto multiplayer non manca praticamente nulla e l’opera di rimasterizzazione ha cambiato in maniera drastica determinati scenari, aggiungendo dettagli inediti e finanche stravolgendo alcune architetture, con l’unica pecca della resa molto “old-gen” dell’acqua nella mappa Palude. Ci è sembrata una mossa intelligente quella di lasciare la possibilità di giocare in split-screen sulla stessa console per affrontare avversari online, così come di includere le originali opzioni per il gioco in rete. Al multiplayer competitivo si affianca poi quello cooperativo, sia in locale che online, quest’ultimo dotato ora di un sistema drop-in / drop-out che permette di accedere e di uscire da partite in corso, in modo molto rapido e immediato.

Fonte: www.multiplayer.it

Requisiti di sistema raccomandati per 1920x1080p
SO: Windows 10 a 64 bit – versione 1511
Processore: Intel Core i5 @3.5GHz+ o AMD FX 8-core
Memoria: 16 GB di RAM (4 GB di VRAM)
Scheda grafica: Radeon R9 290X o GeForce GTX 970
Disco fisso: 60 GB di spazio disponibile
DirectX 12

Requisiti di sistema raccomandati per 4K
SO: Windows 10 a 64 bit – versione 1511
Processore: Intel Core i7 @ 4Ghz or AMD FX 8-core
Memoria: 16 GB di RAM (6+ GB di VRAM)
Scheda grafica: Geforce GTX 980 Ti o AMD Radeon R9 390X
Disco fisso: SSD + 60 GB di spazio disponibile
DirectX: 12

Requisiti minimi di sistema
OS: 64 bit Windows 10 – versione 1511
Processore: Intel Core i5 @ 2.7Ghz o AMD FX 6-core
Memoria: 8 GB di RAM (2 GB di VRAM)
Scheda grafica: Geforce GTX 650 Ti o AMD Radeon R7 260x
Disco fisso: 60 GB di spazio disponibile
DirectX 12

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COME SCARICARE E INSTALLARE GAER OF WAR: ULTIMATE EDITION  PER PC IN ITALIANO

  1. Nel caso non disponiate di Utorrent scaricatelo dal seguente link: Utorrent Download
  2. Prima di iniziare con l’installazione disabilitate il vostro anti-virus e scollegatevi da internet per evitare eventuali problemi
  3. Scaricate il gioco dai link riportati in basso
  4. Installate il gioco
  5. Applicate la crack
  6. Buon Game
  • Se non sapete come virtualizzare un file d’immagine .iso guardate come farlo da qui
  • Se non sapete come si applica la crack di un gioco guardate come farlo da qui 

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PASSWORD ESTRAZIONE: www.dlfox.com




Author Ryuzaki
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