Rise of the Tomb Raider è un videogioco d’azione e avventura del 2015 sviluppato dalla Crystal Dynamics, seguito di Tomb Raider del 2013. È stato distribuito da Microsoft per Xbox 360 e Xbox One dal 10 novembre 2015, mentre Square Enix ha distribuito la versione per Microsoft Windows il 28 Gennaio 2016 e quella per PlayStation 4 a fine 2016 



L’ASCESA DI LARA CROFT

Tomb Raider torna in esclusiva e in grande spolvero per Xbox One
L’universo videoludico è caratterizzato da corsi e ricorsi, apparizioni e sparizioni di brand che hanno segnato un’era e sono riusciti a crearsi una massa critica di fan, una solida base capace di tramandarne le gesta negli anni a venire anche in assenza di validi esponenti. Ci piace definirli immortali, in grado di sopravvivere a generazioni di videogiocatori fino magari a reinventarsi, per sopravvivere alle tendenze e al mutare di gusti che non hanno più ragion d’essere. Tomb Raider può tranquillamente rientrare all’interno di questa categoria: ha definito un genere, ammaliato per le sue dinamiche esplorative e creato un’eroina, Lara Croft, che ha trasceso il mezzo videoludico per abbracciare quello cinematografico e non solo; basta pensare ai cosplay che ancora oggi spopolano nelle fiere di settore. Nel frattempo sono nate tante stelle all’interno del panorama degli action-adventure, alcune delle quali, come Uncharted, hanno brillato al punto tale da imporre nuove regole visive e ludiche poi riprese dalle produzioni arrivate successivamente. Quella nata nel marzo 2013 ci riguarda da vicino: la rinascita di Tomb Raider e della bella archeologa protagonista della serie, la narrazione di come da spaventata giovane donna sia diventata un’eroina in grado di affrontare qualsiasi pericolo. Un titolo chiaramente ispirato alla produzione di Naughty Dog, ma che a nostro modo di vedere, al di là di similitudini se non altro dovute allo stesso genere di appartenenza e ai dettami poc’anzi citati, dispone del suo carisma e di un’impostazione differente, se vogliamo ancora più accentuata dal suo inevitabile seguito. Rise of the Tomb Raider è in dirittura d’arrivo e soltanto gli utenti Microsoft avranno la fortuna di giocare per qualche tempo le nuove avventure di Lara Croft; un’esclusiva di peso, un brand forte e una tipologia di gioco tra le più apprezzate in questo periodo. Il buon lavoro svolto da Crystal Dynamic con il reboot, anche in versione definitiva, ha fatto da base per questo capitolo; del risultato ve ne parleremo nelle prossime righe.

SEGUENDO LE GESTA DI LORD CROFT

Laddove nel primo capitolo abbiamo visto il (ri)formarsi di una nuova eroina, in Rise of the Tomb Raider gli sviluppatori hanno deciso di approfondire il rapporto di Lara Croft col padre, Lord Richard, e il passato di quest’ultimo alla ricerca della Sorgente Divina; un obiettivo che gli ha creato parecchi grattacapi, inclusa la costante lotta mediatica intrapresa da alcuni giornalisti per screditare la sua ricerca. Determinata a cancellare tali dicerie, Lara Croft comincia a viaggiare tra la Siberia e la Siria per ripercorrere gli studi paterni, mentre una serie di pericoli rappresentati dalla fauna locale e da un’organizzazione chiamata Trinità si frappongono sul suo cammino, assieme agli immancabili colpi di scena che man mano si susseguono nel corso dell’avventura. La struttura del gioco è parente stretta di quella del titolo originale: abbiamo a che fare, infatti, con un’avventura in terza persona dalla chiara inclinazione esplorativa, durante la quale Miss Croft fa largo uso del suo arco, delle piccozze per scalare pareti e di una manciata di armi da fuoco sotto forma di pistole, fucili e mitra. All’occorrenza la protagonista può fermarsi a un Campo Base collegato ai precedenti mediante viaggio rapido, dove potenziare le proprie abilità e l’equipaggiamento. Ogni uccisione, scoperta e raccolta di manufatti porta in dono punti esperienza, i quali a loro volta contribuiscono a far guadagnare quelli abilità da spendere all’interno di tre differenti rami: combattimento, caccia e sopravvivenza. Si sbloccano così combo più articolare, ripristino rapido dell’energia, esecuzioni furtive, controllo della caduta e tanto altro; con R3 la protagonista utilizza invece il suo Istinto di Sopravvivenza, che evidenzia appigli, collezionabili e il punto da raggiungere. Col tasto View si accede alla mappa, e oltre all’obiettivo principale è possibile “marcare” con un fascio blu un secondo punto da raggiungere, solitamente rappresentato da missioni secondarie, cripte e tombe; non è possibile invece inserire un indicatore libero, cosa che avrebbe fatto decisamente comodo in fase di esplorazione. Il concetto di sopravvivenza ed evoluzione della protagonista ritorna con forza anche in questo seguito, perché Lara Croft può raccogliere tante tipologie di materiali, allo scopo di potenziare l’equipaggiamento o fabbricarsi da sola le munizioni per il proprio arco, protagonista indiscusso tra le armi. La pressione di RT permette di creare “al volo” nuove frecce standard, RB invece quelle che hanno caratteristiche letali aggiuntive come esplosioni o veleno; con LB, infine, è possibile bendarsi anche in combattimento. Rise of the Tomb Raider dispone di una struttura classica ma non per questo banale, “mascherando” l’avanzamento lineare, le sequenze di intermezzo e gli scontri classici con sezioni in cui la mappa si apre letteralmente per offrire una moltitudine di attività collaterali. Banalmente si può proseguire verso il punto successivo indicato sulla mappa, ma sarebbe un peccato mortale perché il gioco di Crystal Dynamics ha tra i suoi maggior pregi quello di offrire sezioni in cui si possono spendere ore per approfondire la storia e navigare la mappa, raccogliendo materiali, manufatti ed esplorando cripte e grotte, magari con animali a fare da presidio. La parte dedicata alla caccia è meno abbozzata del predecessore ma comunque ancora non del tutto soddisfacente e rappresenta l’unica maniera per aumentare, ad esempio, la capienza delle armi oppure acquisire materiali necessari per i potenziamenti più rari. La presenza di alcuni alleati mette inoltre a disposizione una serie di missioni secondarie più o meno riuscite comprese la battute di caccia, rappresentando una ulteriore maniera per esplorare i grandi spazi offerti da ambientazioni quali ad esempio le Lande Siberiane o la Base Sovietica. I collezionabili si sprecano, dunque, sotto forma inoltre di registrazioni audio, monete da spendere in potenziamenti, mini-mappe che rivelano i restanti oggetti e monoliti che richiedono conoscenze linguistiche da parte di Lara Croft, accresciute proprio scovando i manufatti. La fase di esplorazione e ricerca all’interno di Rise of the Tomb Raider non è mai particolarmente ostica, ma è sempre buona scusa per divagare e ha come effetto positivo quello di provocare quella “sindrome da loot”propria magari di titoli appartenenti a generi diversi. È così immediata e divertente che porta il giocatore spesso a deviare dalla storia principale per dedicarsi al collezionismo: noi stessi abbiamo portato a termine il titolo all’82% del totale, a testimoniare la bontà di questo sistema.

L’AVIDITÀ NON HA CONFINI

Per gran parte del tempo, anche durante lo svolgersi della storia principale, il giocatore ha a che fare con l’esplorazione e sezioni platform piuttosto ariose, durante le quali si sfruttano le caratteristiche atletiche della protagonista per muoversi tra gli appigli, utilizzare le piccozze per scalare, il rampino e gli altri gadget man mano acquisiti. Nel mentre si può godere dell’inquadratura offerta dalla telecamera, che si comporta bene anche quando bisogna sfuggire dalle situazioni più concitate rappresentate da frane catastrofiche e inseguimenti in elicottero. Il sistema di controllo reagisce sempre perfettamente agli input del pad, l’arco è indubbiamente l’arma più gettonata e riuscita, sposandosi perfettamente col carattere della protagonista e con la moltitudine di accadimenti proposti, anche quando l’arrivo di mitra e fucile lascerebbero presagire un utilizzo privilegiato di questi ultimi. Buona parte degli incontri con gli scagnozzi della Trinità possono essere affrontati in modalità furtiva, magari attaccando dai cespugli o assestando una bella freccia alla base della testa; gli avversari dispongono di un raggio di visione piuttosto prevedibile e che “attiva” o meno i propri compagni in base alla loro posizione, indicata da un colore specifico in modalità Istinto di Sopravvivenza. Quando si passa agli scontri diretti emergono alcune mancanze dell’intelligenza artificiale, con avversari che pur non lesinando il lancio di granate o il costante movimento, sono impacciati e lasciano scoperti alcuni punti deboli. Anche la gestione del sistema di combattimento della protagonista sarebbe potuta essere migliore: non si può sparare alla cieca dalle coperture e nemmeno in movimento, bisogna per forza mirare con LT e gli scontri non risultano particolarmente coinvolgenti né ostici, salvo rari casi nei quali basta utilizzare molotov o le caratteristiche avanzate del proprio arco per sconfiggere i nemici più numerosi. All’interno delle opzioni è possibile selezionare in qualsiasi momento tre dei quattro livelli di difficoltà presenti, vale a dire Avventura, Esplorazione ed Esplorazione Brutale; noi abbiamo sempre giocato con quest’ultimo, senza particolari problemi nonostante rispetto al primo livello non è presente la mira assistita, e rispetto al secondo i nemici sono più coriacei e l’energia non si rigenera durante i combattimenti. Rimane il livello Sopravvivenza, che va selezionato da subito ed elimina la rigenerazione dell’energia, riduce le risorse disponibili e aumenta la forza dei nemici, rappresentando l’opzione da consigliare per gli amanti più hardcore del genere di avventure/sparatutto in terza persone. Per esigenze narrative gli scontri diventano più numerosi nelle battute conclusive dell’avventura, ma come detto il titolo Crystal Dynamics rende meglio in tutti gli altri aspetti che abbiamo elencato. Il fiore all’occhiello è rappresentato, senza dubbio alcuno, dalle Tombe Antiche, che vanno scovate all’interno della mappa. Il perché è presto detto: propongono sezioni platform interessanti e puzzle ingegnosi basati sulla fisica, hanno un linguaggio visivo proprio e sono decisamente divertenti da affrontare, regalando quando completate nuove abilità per la protagonista principale. In alcune bisogna far esplodere passaggi o muovere carrelli, in altre attivare ingranaggi in sequenza, in altre ancora “giocare” col livello dell’acqua per sbloccare il passaggio; sono depositarie dei migliori puzzle del gioco assieme ad un altro paio di passaggi presenti nell’avventura principale, che come detto dà il meglio di se nelle fasi platform e di esplorazione. Se dovessimo confrontare Rise of the Tomb Raider col predecessore ci sarebbe da dire che il feeling è molto simile, ma con miglioramenti nel design dei livelli, nell’esplorazione e anche nei colpi di scena propri della storia: il finale da un lato chiude il cerchio, dall’altro dà il là a nuove avventure per Lara Croft.

Fonte: www.multiplayer.it

Requisiti consigliati:

CPU: Intel i5 750 S 2.4 GHz / AMD Fx 6120

GPU: Gtx 970 / R9 390

RAM: 6GB

OS: Windows 7 64 bit

DirectX: DX 11

HDD: 25 GB

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COME SCARICARE E INSTALLARE RISE OF THE TOMB RIDER PER PC IN ITALIANO

  1. Nel caso non disponiate di Utorrent scaricatelo dal seguente link: Utorrent Download
  2. Prima di iniziare con l’installazione disabilitate il vostro anti-virus e scollegatevi da internet per evitare eventuali problemi
  3. Scaricate il gioco dal seguente link: Rise of the Tomb Raider.Torrent
  4. 1. Start DLauncher.exe
    2. Login to your account.
    3. Wait the game to be patched.
    4. Start DLauncher.exe again.
    5. Login.
    6. Enjoy.
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Author Ryuzaki
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