Tom Clancy’s Rainbow Six: Siege è un videogioco sparatutto in prima persona tattico, non presenta una modalità storia ma si centra unicamente sulla componente multiplayer online. Sviluppato dalla Ubisoft Montreal e pubblicato dalla Ubisoft. Il videogioco è stato annunciato il 9 giugno 2014 al E3. Il gioco usa il motore grafico dell’Anvil Engine. È considerato il successore del cancellato Tom Clancy’s Rainbow 6: Patriots, che avrebbe dovuto essere un capitolo più classico con tanto di modalità campagna per un singolo giocatore. 



L’ANTITERRORISMO SECONDO UBISOFT

Riuscirà Tom Clancy’s Rainbow Six Siege a far breccia nei vostri cuori?
Un paio di anni fa durante la Gamescom potemmo provare a sorpresa una nuova incarnazione di Rainbow Six che prometteva faville. Distruzione pressoché totale di muri, soffitti e porte, la possibilità di giocare sia nelle vesti dei corpi speciali che in quelle dei terroristi, con una interessante meccanica di gioco basata su trappole, barricate e irruzioni. Nel corso degli anni alcuni video ci hanno mostrato i progressi di Rainbow Six: Siege facendoci ben sperare sulla sua riuscita. Da troppo tempo infatti la saga mancava all’appello e di potenziale in quello che avevamo visto ce n’era parecchio. Poi è uscita la notizia che il gioco non avrebbe avuto una modalità single player vera e propria e la cosa non ci è piaciuta per niente, tuttavia restavamo fiduciosi, c’erano comunque ampi margini per renderlo un gioco divertente in multiplayer. Poi siamo andati a Londra a provare la versione definitiva del gioco per tre giorni e purtroppo i nostri sospetti si sono rivelati fondati. Guardate bene il video qua sotto e poi dimenticatelo, perché Rainbow Six: Siege non è così.

FUOCO AMICO

Non sappiamo come mai, ma pare proprio che Ubisoft abbia qualche problema nell’adattare la visione delle proprie idee alle limitazioni dell’attuale hardware disponibile per next gen. Non è infatti la prima volta che filmati preliminari di un gioco sono diversi dal risultato finale o che i bug danneggiano l’esperienza. Era successo con Watch Dogs, è successo con Assassin’s Creed: Unity e Rainbow Six: Siege non è da meno. Rispetto a ciò che avevamo ammirato nei video e nelle anteprime di un po’ di tempo fa, il gioco che abbiamo provato la settimana scorsa mostra una grafica scialba, con texture di livello medio-basso, motore fisico non esaltante, effetti di luce elementari, molti meno detriti e modelli di ostaggi e operativi abbastanza semplici. Il downgrade non ha impoverito solo l’aspetto visivo del gioco, ma anche le sue meccaniche base. Adesso è possibile fare breccia solo su determinate pareti e alcune zone ben precise del pavimento, fortunatamente è ancora possibile sparare attraverso la maggior parte dei muri e il cosiddetto “gunplay” è ampiamente soddisfacente, ma per il resto siamo di fronte a un gioco decisamente scarno e funestato da qualche bug di troppo. Tanto per fare un esempio, ci è capitato troppo spesso di attivare una trappola laser che si trovava al di là di una barricata, solo perché il nostro ginocchio ha superato magicamente la parete mentre ci abbassavamo. Questo drastico ridimensionamento ha influenzato anche i contenuti del gioco che dopo la partenza di una campagna single player si divide in due tronconi: PvE e PvP, che a loro volta sono funestati da alcuni difetti abbastanza evidenti che si potevano tranquillamente evitare guardando alle passate edizioni di Rainbow Six.

CACCIA AL TERRORE

Il PvE è a sua volta diviso in due sezioni: Simulazioni e Caccia ai Terroristi. Il primo è una sorta di tutorial in cui dovremo affrontare vari scenari con ambientazioni e abilità differenti che ci introdurrà alle mappe e agli operativi che potremo sbloccare accumulando punti esperienza. Le simulazioni hanno tre livelli di difficoltà: medio, difficile e realistico e ci porteranno a liberare ostaggi, disinnescare bombe o, semplicemente, eliminare ogni terrorista nell’edificio. Purtroppo questa parte del gioco si rivela abbastanza frustrante e poco stimolante per una serie di motivi ben precisi: i terroristi sono sempre nella stessa posizione, quindi una volta morti un paio di volte dopo si tratta solo di mirare sempre nello stesso punto. L’intelligenza artificiale delle minacce passa dal “non mi rendo conto che sei al mio fianco” al “ti sparo al di là di un muro anche se non avevo idea che tu fossi qui”, poi ci sono alcune scelte di game design prive di ogni senso. Ipotizziamo ad esempio di aver piazzato una pallottola in testa a ogni terrorista e di essere pronti per neutralizzare la bomba, a quel punto da attaccanti diventeremo difensori e proteggere il dispositivo di disinnesco da orde di nemici che irromperanno da ogni lato. Sorvolando sul fatto che spesso procedono in fila, quindi basterà trovare l’angolo giusto per ucciderli tutti, che senso ha? Perché in un edificio isolato possono comparire dal nulla dei terroristi? Che esperienza tattica dovrebbe darci questa situazione? Altro caso interessante è quello della liberazione degli ostaggi: una volta preso in custodia il civile verremo attaccati da nuovi terroristi misteriosamente comparsi nella zona, alcuni saranno persino accanto alle auto della polizia o ad attenderci accanto all’elicottero di estrazione! Perché creare un gioco sul terrorismo se poi si decide deliberatamente di ignorarne le basi in nome di non si sa bene quale principio? Sono passati dodici anni da Rainbow Six: Raven Shield, eppure bastava copiare il sistema di waypont e di comandi ai compagni di squadra gestiti dall’intelligenza artificiale per dare ai giocatori un’esperienza “antiterroristica” più soddisfacente. Per quanto riguarda invece la caccia al terrorista, la situazione è decisamente migliore. Qua bastano quattro amici per far venire fuori tutto il vero spirito di Rainbow Six, con tutta la fase preparatoria, la ricerca dei terroristi utilizzando i droni, la comunicazione continua con i compagni per coprirsi a vicenda e quel picco di adrenalina che precede l’esplosione di una carica da breccia, il lancio delle flashbang e lo scontro a fuoco. In questi momenti il gioco riesce a farci dimenticare la generale povertà tecnica per diventare un momento di puro divertimento, fatto di assalti pianificati alla perfezioni, raffiche fortunate che bucano il muro nel punto giusto e porte sfondate a colpi di martello.

UN’ALTRA VOLTA NELLA BRECCIA

Avere un gruppo di amici giova drasticamente anche nel caso del gioco in PvP, che altrimenti si rivela una delle esperienze multiplayer più frustranti di sempre, a causa della natura stessa del gioco. Ogni round si divide in due turni, attacco e difesa e ogni mappa viene ripetuta almeno due volte. La prima dovremo difendere una bomba, una determinata zona o un ostaggio e la seconda dovremo pianificare un attacco o viceversa. All’inizio del turno la squadra in attacco ha 45 secondi per individuare i difensori utilizzando dei piccoli droni, evitando che quest’ultimi siano scoperti e distrutti. Nello stesso lasso di tempo i difensori devono posizionare trappole, rinforzare muri e barricare porte, cercando di creare dei percorsi obbligati da presidiare armi in pugno. Entrambi questi aspetti si basano più che sulla bravura personale sulla comunicazione tra i vari componenti del team: “io guardo quella porta sapendo che tu alle mie spalle stai tenendo d’occhio la finestra e che più in basso un nostro compare ha posizionato una mitragliatrice pesante”. Oppure “Al mio tre faccio saltare la porta, tu tiri una flashbang e tu entri dall’altra porta e spariamo a tutto quello che si muove”. I match sono un misto di tensione, ansia, strategia e capacità nel muoversi tatticamente, mostrando il minimo indispensabile al nemico, perché nel mondo di Rainbow Six vince quasi sempre chi spara per primo. Volendo, chi muore può comune essere d’aiuto usando le telecamere di sorveglianza in difesa o i droni rimasti intatti in attacco, fornendo informazioni preziose ai sopravvissuti. Forse è una buona idea per non annoiare i giocatori, tuttavia così facendo si sbilancia drammaticamente il gioco, perché non ha senso che un morto possa aiutare i propri compagni. Un’altra discutibile scelta di game design riguarda è la presenza di uno strano effetto rossastro che si presenta quando un terrorista cerca di guardare fuori dalla finestra o uscire, durante la fase preliminare. Siamo sicuri che si potevano pensare soluzioni di game design più eleganti di un muro invisibile. Purtroppo un altro aspetto da rivedere riguarda la rotazione delle mappe. Volendo è possibile creare partite personalizzate per giocare solo in determinate modalità, ma in multiplayer potremmo solo decidere di escludere un certo tipo di gioco e dichiarare quale mappa preferiamo, sarà poi il matchmaking a decidere quale scenario caricare in base alle preferenze di tutti e dieci i giocatori coinvolti. Ovviamente, quanto di buono abbiamo rilevato nel multiplayer e nella caccia ai terroristi sparisce quasi del tutto se non si gioca con degli amici, il che rende Rainbow Six: Siege uno dei giochi meno adatti per chi ama giocare da solo, ancora meno adatto di Evolve. Questo perché non esiste una semplice modalità team deathmatch accessibile e priva di risvolti tattici. Il paradosso è che, anche se c’è sempre un obiettivo ben preciso, nella maggior parte delle partite che abbiamo giocato lo scontro si è risolto ignorandolo e facendo semplicemente fuori tutti i giocatori avversari, quindi volendo si poteva tranquillamente implementare una modalità più “casual”. La speranza è che i DLC gratuiti sblocchino non solo nuove mappe, ma qualche modalità aggiuntiva, perché ce n’è senza dubbio un gran bisogno.

Rainbow Six: Siege – configurazione minima
Processore: Intel Core i3 560, AMD Phenom II X4 945
Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 460, AMD Radeon HD 5870
Memoria: 6 GB di RAM
Hard disk: 30 GB di spazio richiesto
Sistema operativo: Windows 7, Windows 8.1, Windows 10 – 64 bit

Rainbow Six: Siege – configurazione raccomandata
Processore: Intel Core i5 2500K, AMD FX 8120
Scheda video: NVIDIA GeForcr GTX 670, AMD Radeon HD 7970
Memoria: 8 GB di RAM
Hard disk: 47 GB di spazio richiesto
Sistema operativo: Windows 7, Windows 8.1, Windows 10 – 64 bit

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COME SCARICARE E INSTALLARE TOM CLANCYS RAINBOW SIX SIEGE PER PC IN ITALIANO

  1. Nel caso non disponiate di Utorrent scaricatelo dal seguente link: Utorrent Download
  2. Prima di iniziare con l’installazione disabilitate il vostro anti-virus e scollegatevi da internet per evitare eventuali problemi
  3. Scaricate il gioco dal seguente link: Rainbow Six Siege.Torrent (cambiate i DNS con quelli di Google, per vedere come fare cliccate QUI altrimenti non potrete vedere e scaricare il gioco; se avete adblock disabilitatelo, cliccate mi piace per sbloccare il link,  cliccate su free download, aspettate 30 secondi e cliccate sulla scritta YourDownload ecc ed apparirà un captcha (codice di riconoscimento); inseritelo e poi premete Download che apparirà subito dopo)
  4. Per vedere come scaricare e installare il gioco correttamente, guardate il video qui in basso





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