Diablo III: Reaper of Souls è l’espansione del videogioco di genere action RPG Diablo III, sviluppata da Blizzard Entertainment e pubblicata in Europa il 25 marzo 2014.



GLI INFERI DI SANCTUARY

Diablo III come naturale evoluzione del franchise da una parte, e di Blizzard ma anche del suo pubblico, dall’altra
 Quando chiesero ad Erich Shaefer, co-fondatore di quella che nel tempo prese il nome di Blizzard North, quali fossero gli aspetti meglio riusciti dell’intero processo di sviluppo di Diablo II, il primo punto individuato era la continuità dell’esperienza ludica rispetto al suo predecessore. Una continuità fatta di poche gratificazioni ripetute e contenuti generati proceduralmente, spiegò Schaefer, ma anche di un’immediatezza che dovrebbe permettere a chiunque di mettersi davanti al monitor senza alcun bisogno di dover leggere il manuale o avere chissà quali pregressi ruolistici. Dodici anni dopo giocando Diablo III ci si rende conto dello sforzo fatto da Jay Wilson, il nuovo game director, per non scostarsi da questa direttiva. Adattandola a un pubblico in parte nuovo, magari risucchiato nell’universo Blizzard attraverso World of Warcraft, e in parte di ritorno nel mondo di Sanctuary dopo aver giocato in tutti questi anni molti altri titoli e in definitiva aver evoluto le proprie aspettative. Insomma se gli ingredienti di base non potevano mutare, la ricetta per un successo su vasta scala sarebbe dovuta passare da alcuni cambiamenti importanti che alla resa dei conti hanno prodotto un titolo di eccellente valore. Un campione nel genere degli hack and slash che nell’insieme di un’offerta complessivamente ricchissima e sfaccettata, non è esente da errori più o meno connaturati all’interno di una giocabilità che punta molto su alcune scelte totalizzanti.

HACK AND SLASH

Diablo viene considerata una sorta di serie-manifesto per il genere hack and slash, caratterizzata da meccaniche che ne hanno contraddistinto a lungo l’immediatezza e che tornano pressoché immutate: la prospettiva isometrica, la semplice e ripetitiva selezione di migliaia di nemici, la raccolta del bottino da terra e la progressione nella difficoltà della sfida sono elementi distintivi che qui la fanno ancora una volta da protagonisti assoluti. Le cinque classi – Barbaro, Cacciatore di Demoni, Mago, Monaco e Sciamano – hanno delle simmetrie rispetto a quelle del secondo capitolo ma allo stesso tempo non mancano di colpire positivamente. Barbaro e Mago rientrano nei cliché ma godono di un nuovo spessore grazie alla più sofisticata caratterizzazione. Il Monaco è un uomo di fede spietato e dai riflessi fulminei. Mentre Sciamano e Cacciatori di Demoni si rapportano in maniera diametralmente opposta con l’oscurità: evocandola a suo favore, il primo, e facendo dell’uccisione dei demoni la sua unica ragione di vita, il secondo. Senza entrare forzatamente nella descrizione di ciascuna classe – ilsito ufficiale è ben documentato – l’alternanza di figure specializzate in attacchi ravvicinati oppure dalla distanza e le sfaccettature stesse all’interno di ogni ruolo, rendono ciascuna scelta una valida opzione. È credibile insomma che si vogliano provare con cura le cinque figure, per poi decidere con quale (o quali) tentare la scalata attraverso i quattro livelli di difficoltà. Normale, Incubo, Abisso e Inferno sono i gradini di una scala che parte come una semplice passeggiata ideale per gonfiarsi il petto d’orgoglio osservando quanto è potente il proprio alter ego, e diventa via via più irta d’ostacoli, bastarda. Anche per un utente appassionato, Diablo III riesce da una parte a rinnovare ogni completamento quel tanto che basta da offrire un’esperienza diversa da quello precedente, dall’altra a renderlo via via sempre più un divertentissimo e snervante esercizio di masochismo con sufficienti contenuti da impegnare a lungo. Tra l’altro per i più esigenti tutta la tiritera può essere ripetuta ad Hardcore, con tanto di brivido per l’eventuale morte permanente e definitiva. In tutto questo se da soli è sempre possibile giocare, pur restando connessi a Battle.net, è evidente quanto centrale sia la cooperativa per quattro giocatori che può a tutti gli effetti essere considerata la modalità di fruizione principale: ogni nuova partita è di default aperta agli amici, la progressione delle stanze pubbliche è ben scaglionata per capitoli e livelli esperienza, alcune opzioni come il raggiungimento automatico dei compagni sono un toccasana e in generale tanti piccoli aggiustamenti alle quest e alla spartizione del loot favoriscono una perfetta condivisione del tempo speso online. Sia con gli amici che con perfetti sconosciuti. Difficile che nel 2012 venga rilasciata un’altra modalità coop così sofisticata. Blizzard negli anni ha imparato moltissimo anche per quanto riguarda la generazione procedurale dei contenuti con i soliti dungeon dotati di varietà visiva e contenutistica creati dal nulla ogni qual volta vi si entra, mostri che si ripropongono a seconda della difficoltà e grandi quantità di oggetti con i quali riempirsi l’inventario. Passano da algoritmi ed equazioni anche piccoli eventi o incontri assolutamente secondari ma divertenti oltre che capaci di rintuzzare il senso di scoperta che inevitabilmente manca ritornando più volte negli stessi luoghi. In ogni momento l’esplorazione diventa così un’incognita e questo nonostante le dodici-quindici ore minime per portare a termine ciascuna runsiano un processo guidato dalle classiche quest principali ed estremamente lineare. Nonostante, insomma, non ci sia stata una spinta propositiva volta ad aumentare la libertà d’azione o inserire chissà quali contenuti secondari.
Le fondamenta sono quindi classiche ma solide, ideali per sostenere l’utente all’interno dei quattro atti in cui si divide l’avventura e rispondere alle sue sollecitazioni, dandogli allo stesso tempo modo di sperimentare un sistema di crescita che non ha mancato di far discutere.

AZIONE NON-STOP

L’impianto ruolistico di Diablo III è ciò che, tolta la diatriba sul requisito di una connessione permanente, più in assoluto ha sollevato polemiche: l’eliminazione degli alberi delle abilità e la mancata assegnazione manuale dei punti all’interno delle statistiche sono stati fortemente criticati perché individuati come motivo di eccessiva semplificazione. Blizzard ha deciso che l’interesse generato dalle scelte definitive di un tempo, spesso soggette all’individuazione di strade più efficaci di altre, potesse ben venir sostituito dal progressivo e predeterminato sblocco delle abilità attive e passive ma anche delle rune. Queste di norma non si limitano ad agire sui valori statistici ma possono a seconda del caso variare il tipo di danno, la portata oppure per intero lo scopo di un potere, trasformandolo ad esempio da offensivo in difensivo. La rappresentazione è ricchissima di dettagli, gli asset usati tantissimi e questo contribuisce non poco a dare un senso di appagamento restituito anche grazie all’ottimo peso dei colpi, esplosioni ed effetti curati oltre che una varietà di animazioni da urlo. Ci sono alcune cose che i soldi possono comprare e quando il risultato è una tale varietà visiva ripetuta per cinque personaggi, non ci si può che ritenere soddisfatti. Insomma il nostro mago giocato per la recensione aveva in ogni istante del suo sviluppo le stesse statistiche di base e gli stessi poteri a disposizione di qualsiasi altro mago di pari livello in circolazione. D’altra parte però poter cambiare ogni qual volta lo si desidera ciascuno dei sei poteri attivi e dei tre passivi selezionabili contemporaneamente si traduce in una grande spinta a sperimentare e considerando che le possibili combinazioni sono miliardi, non è certo la scelta a mancare. Tra l’altro la varietà di build realizzabili si inserisce con naturalezza nella vocazione cooperativa del titolo: in diversi frangenti passando online da un gruppo di perfetti sconosciuti all’altro è stato molto più gratificante poter adattare il proprio stile di gioco alle classi e alle decisioni altrui, rispetto a quello che sarebbe stato doversi forzatamente accontentare. E infine questa flessibilità si dovrebbe dimostrare vincente nella modalità PvP a squadre, il cui rilascio è previsto entro le prime patch principali. L’esasperata ricerca di azione frenetica che ha spinto a spostare le scelte ruolistiche da qualche freddo conto numerico e di opportunità alla sperimentazione del campo di battaglia, ha mosso anche parecchie novità che hanno reso più divertente il sistema di combattimento. In particolare il cooldown delle pozioni, le sfere d’energia sul terreno e la presenza di una risorsa specifica per gli attacchi per ciascuna classe, fanno sì che gli scontri siano più vari, strategici e divertenti. D’altra parte quella che nel complesso si può ritenere una riuscitissima transizione verso un gameplay più moderno non è priva di qualche contraddizione. Su tutte la presenza di una statistica principale per classe e l’assenza di grosse limitazioni sulle armi equipaggiabili, rendono per alcune di esse – tra cui proprio il mago – del tutto ininfluente la tipologia impugnata. Insomma se vi divertite ad andare in giro svolazzando e lanciando palle di fuoco, un’ascia o una spada andranno benissimo purché abbiano alti valori alla voce Intelligenza. In generale tutto il processo di creazione, raccolta e gestione degli oggetti andrebbe aggiustato. Non tanto come varietà, molto alta, ma come assegnazione dei valori. Troppo vantaggioso rivolgersi alla casa d’aste per vedere quanto raccolto dagli altri, un processo che mortifica l’ottenimento in game, mentre i set Leggendari e Speciali non sempre reggono il confronto con altri di livello teoricamente inferiore ma all’atto pratico più utili. Un’economia da riequilibrare e un sistema di creazione del loot da tarare: aggiustamenti necessari sia in vista delle transizioni tra utenti con valuta reale, sia per ridare importanza agli artigiani e al crafting che ora come ora sono una bella idea, ben realizzata ma poco conveniente.

Fonte: www.multiplayer.it

  • Requisiti Minimi
  • Windows XP/Vista/7 con DirectX 9.0c // Mac OS X 10.6.8, 10.7.x
  • Intel Pentium D 2.8 GHz o AMD Athlon 64 X2 4400+ // Intel Core 2 Duo
  • NVIDIA GeForce 7800 GT o ATI Radeon X1950 Pro // NVIDIA GeForce 8600M GT, ATI Radeon HD 2600
  • 1 GB RAM (XP), 1.5 GB (Vista/7) // 2 GB RAM
  • 12 GB di spazio libero su disco
  • Connessione a Internet permanente
  • Requisiti Consigliati
  • Windows Vista o 7 // Mac® OS X 10.7.x or newer
  • Intel Core 2 Duo 2.4 GHz o AMD Athlon 64 X2 5600+ 2.8 GHz // Intel® Core 2 Duo
  • 2 GB RAM
  • NVIDIA GeForce 260 o ATI Radeon HD 4870 // NVIDIA® GeForce GT 330M o ATI Radeon HD 4670

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COME SCARICARE E INSTALLARE DIABLO III PER PC IN ITALIANO

  1. Nel caso non disponiate di Utorrent scaricatelo dal seguente link: Utorrent Download
  2. Prima di iniziare con l’installazione disabilitate il vostro anti-virus e scollegatevi da internet per evitare eventuali problemi
  3. Scaricate il gioco dal seguente link: Diablo III.Torrent
  4. Installate il gioco
  5. Applicate la crack
  6. Buon Game
  • Se non sapete come virtualizzare un file d’immagine .iso guardate come farlo da qui
  • Se non sapete come si applica la crack di un gioco guardate come farlo da qui 



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